In occasione dell'uscita dell'ultimo lavoro dell'autore, torniamo a pubblicare l'articolo dedicato alle sue precedenti produzioni.
La prima opera di cui parleremo è “ECHO”, terzo corto scritto e diretto da Salvati.
La storia, ambientata in un ipotetico futuro, vede il capitano della corporazione Judd Renika partire per una missione di ricognizione intorno al pianeta Eternity, interdetto a causa di esperimenti sul tessuto spazio-temporale effettuati da un gruppo di scienziati al di fuori delle regole della corporazione stessa.
A causa di una pioggia di meteoriti il comandante si ritrova a precipitare sulla superficie di Eternity.
Dopo una breve esplorazione del luogo il nostro incontra un piccolo bacino idrico dal quale beve dell’acqua dallo strano sapore e a breve inizia a sentire distintamente delle voci che chiamano il suo nome. Dopo aver registrato tutti gli avvenimenti sul suo diario personale, riprende l’esplorazione del pianeta trovando un diario identico al suo sul quale ascolta la sua voce che racconta come, dopo 5 giorni di permanenza continui a sentire distintamente delle voci che chiamano il suo nome, ipotizzando la presenza di altri esseri sul pianeta, forse gli scienziati ribelli.
Continuando il suo peregrinare viene a contatto con un altro se stesso con il quale ingaggia un duello che si conclude con la sconfitta del suo doppio.
Il comandante finalmente comprende ogni accadimento ... a causa delle sostanze sciolte nelle acque del pianeta che ne alterano evidentemente le normali attività percettive, si trova a rivivere, come in una eco temporale, il suo incidente ripetuto all’infinito, assistendo impotente alla caduta del suo veicolo senza alcuna possibilità di uscita.
Il video si chiude come era iniziato, con la voce fuori campo del pilota che annuncia l’inizio della sua missione di ricognizione intorno al pianeta Eternity.
Per ciò che concerne la brillante storia scritta dallo stesso Salvati ci pare chiaro il suo omaggio alla sf classica per l’idea dell’esplorazione spaziale così come le nobili influenze letterarie, soprattutto rintracciabili per l’idea di fondo nell’opera di Bioy Casares “L’invenzione di Morel”, e per l’alterazione della percezione nella narrativa di Philip Dick.
Nella realizzazione il regista ha deciso di affidarsi ad ambienti naturali, con un risultato realmente affascinante, che richiamano molto, in un consapevole omaggio, i mondi incontrati durante la sua missione quinquennale dalla USS Enterprise nell’indimenticabile serie classica.
Antonio Gallina
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Il secondo cortometraggio che prendiamo in esame è “POPOLOUS”.
E’ la storia di un pacifico pianeta i cui abitanti sono in attesa di un leggendario dio alato che li liberà dall’involucro dei loro corpi e li eleverà ad uno stadio di vita superiore.
La prima parte del film ci illustra la vita serena dei nativi e la loro filosofia legata a parallelismi tra il corso della vita e quello di un fiume, che per quanto libero di scorrere deve seguire il suo corso.
Tale vita viene bruscamente interrotta dell’arrivo di una navetta spaziale dalla quale discende un uomo, scambiato per il Dio della leggenda, che invece di avverare la profezia, sembra seminare solo morte, uccidendo gratuitamente i primi indigeni che gli si parano davanti.
Scopriamo solo al rientro del pilota alla nave madre che si tratta di colonialisti che cercano di saccheggiare le risorse di ogni pianeta che incontrano.
Il rapporto del pilota al proprio comandante riporta l’inutilità del pianeta, del tutto privo di ricchezze e abitato da un inutile popolazione che muore “in modo strano”.
La decisione finale è chiara e impressionante, si distruggerà il pianeta con tutta l’inutile spazzatura (popolazione) in esso contenuta.
Con l’esplosione del pacifico mondo vediamo gli abitanti, ormai liberi dai loro corpi ed elevati al prospettato stato superiore volare felici “liberi di andare dove?”
Anche in questo caso siamo in grado di rintracciare chiare influenze derivanti dalle opere di Arthur C. Clarke, da Le guide del tramonto a 2001 Odissea nello spazio.
Nella realizzazione notiamo delle scelte che fanno veramente onore alla spiccata vena di Salvati.
In primo luogo l’intelligente idea di far parlare i nativi nel loro idioma (sottotitolato in italiano e presente anche in versione inglese) aggiungendo un forte grado di credibilità all’opera.
Interessante anche il parallelismo, suggerito dalle musiche e dall’abbigliamento, con la cultura indiana.
Ancora più rilevante è il forte messaggio anti-colonialista espresso dalla pellicola e ben rappresentato dal comportamento degli invasori (il pilota che regala ad un bambino una tavoletta di cioccolata) o dallo sprezzante giudizio del comandante della missione nel momento della gratuita decisione di distruggere l’intero pianeta (popolazione=spazzatura).
Non mancano infine i riferimenti più puramente classici alla filmografia sf, come la navetta ispirata alle navi da trasporto di Star Wars o la nave madre ispirata alla Sulaco di Aliens, senza dimenticare il nome del pilota che esplora il pianeta, interpretato da Filippo Borghi, Capitano Nimoy.
In conclusione l’opera e soprattutto la grande passione di Salvati fanno ben sperare per la nascita seria di un movimento cinematografico italiano nel panorama della science fiction.
E’ naturale che sarebbe auspicabile che i talenti del nostro cinema avessero i finanziamenti adatti per riuscire a realizzare i propri progetti e creare un circolo virtuoso nel cinema di casa nostra che esca dagli schemi del solito parlarsi addosso pseudo-psicologico, del classico racconto di una generazione allo sbando o della pessima imitazione della gloriosa “commedia all’italiana”.
Antonio Gallina
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